
Un’antica mappa del mondo con una bussola. Immagine di Ylanite Koppens su Pixabay, secondo la Pixabay Content License.
Il realismo, noto anche come realismo classico, è una teoria che sottolinea la presenza costante di competizione e conflitto nelle relazioni internazionali. Si basa sulle idee di autori come Tucidide, Machiavelli e Hobbes, accomunati da una visione pessimistica della natura umana e della politica. Il pensiero realista emerse nel periodo tra le due guerre come reazione ai presunti fallimenti del liberalismo. Secondo i realisti, il liberalismo non era riuscito a prevenire lo scoppio della Prima guerra mondiale. Studiosi come Edward Carr e Hans Morgenthau partirono dall’osservazione del comportamento di singoli Stati per formulare idee più generali sulle relazioni internazionali. Per loro, gli Stati sono gli attori principali di un sistema internazionale anarchico e lottano costantemente per il potere per garantire la propria sopravvivenza. Durante la Guerra fredda, il realismo classico si evolse nel neorealismo, che divenne influente nella disciplina. Oggi, tuttavia, il realismo è solo una delle diverse teorie delle relazioni internazionali.
Precursori del realismo
Tucidide
Le origini del realismo nelle relazioni internazionali risalgono spesso al V secolo a.C., quando Tucidide, storico e generale greco, scrisse La Guerra del Peloponneso. L’opera racconta il conflitto tra la Lega del Peloponneso, guidata da Sparta, e la Lega di Delo, guidata da Atene, dal 431 al 404 a.C. Pur non essendo una teoria esplicita delle relazioni internazionali, il testo di Tucidide contiene concetti che gli studiosi avrebbero poi rielaborato nei secoli:
- Natura umana: Secondo gli Ateniesi, gli esseri umani sono egoisti e non sono vincolati da considerazioni morali o etiche su ciò che è giusto o equo. Invece, agiscono principalmente per interesse personale, alla ricerca dell’autoaffermazione.
- Sopravvivenza del più forte: Nel Dialogo dei Melii, gli Ateniesi dichiarano che in assenza di un’autorità comune per far rispettare la giustizia a livello internazionale, il potere detta gli esiti delle interazioni internazionali, quindi solo i forti e i potenti possono sopravvivere.
- Equilibrio di potenza: Tucidide attribuisce la causa profonda della Guerra del Peloponneso al mutamento dell’equilibrio di potenza tra Atene e Sparta. Sostiene che la paura spartana di fronte alla crescita della potenza ateniese spinse Sparta al conflitto. Gli studiosi moderni hanno poi chiamato questo scenario «Trappola di Tucidide», per indicare il rischio di guerra quando una potenza emergente sfida una potenza consolidata.
- Dispute tra realisti e liberali: Nel Dialogo dei Melii, gli Ateniesi mettono i Melii di fronte a una scelta netta: sottomettersi o essere distrutti. Gli Ateniesi, incarnando i principi realisti, esortano i Melii a riconoscere le dure realtà della politica di potenza. I Melii, d’altra parte, argomentano da un punto di vista idealista, enfatizzando i principi di giustizia, equità e obblighi reciproci tra gli stati. Sperano di vincere la guerra basandosi su questi principi, ma il loro idealismo viene infine schiacciato dalla logica inflessibile del potere ateniese, portando alla loro distruzione.
Sebbene la narrazione di Tucidide si allinei spesso ai principi realisti, è necessario distinguere le opinioni dei suoi personaggi dalla sua prospettiva personale. La sua comprensione del potere e dell’etica nelle relazioni internazionali è più sfumata rispetto agli argomenti degli Ateniesi nel Dialogo dei Melii.
Machiavelli
Un altro autore che influenzò il Realismo fu Niccolò Machiavelli, un filosofo di Firenze. Egli sfidò l’idea che la politica dovesse essere virtuosa e che gli standard etici dovessero governare la guerra e il comportamento dello stato. In Il Principe, pubblicato nel 1532, separò la politica dall’etica. Il suo argomento era che il pensiero politico classico occidentale fosse irrealistico perché mirava troppo in alto. Invece di concentrarsi su come la vita dovrebbe essere, Machiavelli si concentrò su come funziona effettivamente la vita politica.
Al centro della filosofia di Machiavelli c’è il concetto di virtù, molto diverso dalla nozione classica di virtù morale. Per Machiavelli, la virtù indicava abilità, energia e capacità di raggiungere i propri obiettivi, non qualità come giustizia o autocontrollo. Egli sosteneva un approccio pragmatico alla politica, che lo portò ad approvare azioni efficaci anche quando erano moralmente discutibili. Le sue idee alimentarono una visione secondo cui l’etica è irrilevante in politica e qualsiasi mezzo, morale o immorale, può essere giustificato se serve a raggiungere fini politici. In termini pratici, Machiavelli consigliava ai principi di usare i mezzi necessari per garantire la sopravvivenza dei loro Stati; in caso contrario, avrebbero perso ogni rilevanza.
Nel sedicesimo secolo, il Cardinale Richelieu, ministro del re Luigi XIII di Francia, attinse alle idee machiavelliche per creare il concetto di «raison d’état». Esso postulava che gli interessi di uno stato fossero necessari per la sua sopravvivenza, e, per questo motivo, dovessero prevalere sugli interessi individuali. Sebbene la Francia fosse una monarchia cattolica, la preoccupazione principale del paese all’epoca era contenere il potere della dinastia degli Asburgo, un rivale nella politica di potenza europea. Pertanto, Richelieu mise da parte le sue alleanze religiose e strinse alleanze con stati protestanti come l’Inghilterra e la Repubblica Olandese per sconfiggere gli Asburgo.
Hobbes
Nel XVII secolo, il filosofo inglese Thomas Hobbes pubblicò il Leviatano, un’opera che mise radicalmente in discussione le tradizioni classiche e scolastiche. Descrisse gli esseri umani come individualisti, mossi dal desiderio di gloria e da un «desiderio perpetuo e irrequieto di potere dopo potere» che cessa solo con la morte. Secondo Hobbes, gli esseri umani temono la morte e vivono in uno stato di natura anarchico, privo di vincoli al comportamento umano. In tale scenario, hanno forti incentivi a ricorrere alla violenza e a restare in una condizione di guerra perpetua, in cui «ogni uomo è contro ogni uomo»:
- Devono competere per risorse scarse.
- Devono intraprendere azioni preventive per garantire la propria sicurezza.
- Devono dominare gli altri per aumentare le proprie possibilità di sopravvivenza.
Secondo Hobbes, gli individui alla fine vogliono sfuggire allo stato di natura, e lo fanno sottomettendosi a un sovrano — uno stato. Gli stati si formano quindi attraverso un contratto sociale in cui gli individui accettano di limitare la propria libertà, al fine di aumentare le prospettive della propria sopravvivenza.
Assunti chiave del realismo
Secondo i realisti, gli Stati sono gli elementi centrali del sistema internazionale. Sono entità sovrane e razionali che, secondo la definizione del sociologo Max Weber, detengono il monopolio dell’uso legittimo della forza sui propri cittadini. Nel pensiero realista, gli Stati sono trattati come una «scatola nera» o una «palla da biliardo»: le loro componenti interne agiscono all’unisono e reagiscono alle pressioni esterne. Quando queste pressioni entrano in collisione, gli Stati si scontrano tra loro. Da questo assunto deriva l’idea che i processi decisionali interni siano poco rilevanti per spiegare le relazioni internazionali.
I realisti credono che il sistema internazionale sia anarchico — il che significa che non esiste un’entità posta gerarchicamente al di sopra degli stati. Proprio come nello stato di natura hobbesiano, gli stati sono visti come costantemente in lotta per la propria sopravvivenza, nei cosiddetti giochi a «somma zero» o «win-lose», in cui gli interessi nazionali di un paese possono essere garantiti solo a spese di altri paesi. Per questo motivo, i realisti postulano che gli stati debbano agire da soli, poiché non possono fare affidamento sugli altri per garantire la propria sicurezza (un’idea nota come «auto-aiuto» o «self-help»). Tuttavia, va notato che alcuni autori, come Robert Jervis, non sono d’accordo con l’idea che la cooperazione tra stati sia impossibile. Una visione alternativa è che la cooperazione sia possibile, ma subordinata alla politica di potenza e agli interessi di sicurezza degli stati.
Il Realismo distingue tra alta politica e bassa politica:
- Alta politica: Questioni vitali per la sopravvivenza stessa dello stato, ovvero le preoccupazioni per la sicurezza nazionale e internazionale.
- Bassa politica: Tutte le altre questioni, in particolare gli affari economici, culturali o sociali.
In generale, i realisti credono che la guerra sia uno strumento valido sia dell’alta che della bassa politica, e che possa essere condotta per scopi materiali e immateriali, come il prestigio. Nelle parole di Carl von Clausewitz, un generale prussiano morto molto prima della nascita del Realismo, «la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi».
La critica di Carr all’utopismo
Edward Hallett Carr (E. H. Carr) fu il fondatore della tradizione realista all’interno delle relazioni internazionali con la pubblicazione, nel luglio 1939, di The Twenty Years’ Crisis: 1919-1939 (La crisi dei vent’anni: 1919-1939). Il titolo del libro è un riferimento al periodo tra le due guerre e all’incapacità di placare Hitler e dissuaderlo dal ricorrere alla guerra.
Carr credeva che gli stati fossero gli unici attori rilevanti all’interno del sistema internazionale e che la loro azione internazionale fosse motivata da lotte di potere. Pensava che le istituzioni internazionali fossero sempre secondarie rispetto agli interessi nazionali, poiché la preoccupazione principale degli stati è sopravvivere nel mondo.
Carr presentò una critica severa all’approccio liberale alle relazioni internazionali, che definì «utopismo». Questa prospettiva vede la guerra come un’aberrazione e tratta pace, giustizia sociale, prosperità e ordine internazionale come beni universali. Carr, invece, riteneva che «la moralità può essere solo relativa, non universale». Il suo argomento partiva dall’osservazione che i politici usano spesso il linguaggio della giustizia per mascherare gli interessi del proprio paese. Possono anche usarlo per screditare altre nazioni e giustificare atti di aggressione. Per Carr, ciò dimostrava che le idee morali derivano dalle politiche effettive, non da norme universali come sostenevano gli idealisti.
Carr vedeva i valori liberali semplicemente come valori sostenuti dalle potenze soddisfatte dello status quo. Queste potenze predicavano la pace per conservare sicurezza e predominio, mentre le potenze insoddisfatte giudicavano ingiusti gli stessi assetti e si preparavano alla guerra. Per ottenere la pace, Carr sosteneva che fosse necessario fare concessioni alle potenze insoddisfatte e rendere l’ordine internazionale tollerabile anche per loro. Per questo trattava spesso la Germania nazista come uno Stato mosso da interessi ordinari, non come un caso risolvibile solo con principi e istituzioni. Propose quindi concessioni territoriali ai tedeschi per evitare una Seconda guerra mondiale, una strategia che la storia avrebbe mostrato fallimentare.
Allo stesso modo, Carr fu aspramente critico nei confronti della nozione di libero scambio. Secondo lui, essa favoriva i paesi che avevano già raggiunto un alto livello di sviluppo. Credeva che i paesi in via di sviluppo avessero tutto il diritto di impegnarsi in politiche protezionistiche al fine di garantire i propri interessi nazionali.
I Sei Principi del Realismo Politico di Morgenthau
Hans Morgenthau era un rifugiato dalla Germania nazista che si stabilì negli Stati Uniti nel 1937, poco prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Fu ispirato dal pensiero di Thomas Hobbes e Reinhold Niebuhr, un teologo protestante e scrittore politico. Nel suo libro Politics among Nations: The Struggle for Power and Peace (Politica tra le Nazioni: La Lotta per il Potere e la Pace), pubblicato nel 1948, sviluppò una sorta di realismo biologico, a causa della sua assunzione che «le forze sociali sono il prodotto della natura umana in azione».
Secondo Morgenthau, l’aspetto centrale della natura umana è l’animus dominandi, cioè il desiderio egoistico di potere e dominio. Nella politica internazionale, questo impulso è la causa principale del conflitto tra Stati, che lottano per il potere per difendere i propri interessi. Da questa competizione nasce spontaneamente un equilibrio di potenza, prodotto dalle scelte deliberate di Stati che cercano di sopravvivere.
La teoria di Morgenthau si basa sui «sei principi del realismo politico», che presentò nel primo capitolo del suo libro. Si tratta di idee prescrittive, intese a sistematizzare il realismo all’interno delle relazioni internazionali:
- La politica, come la società in generale, è governata da leggi oggettive che hanno le loro radici nella natura umana: Gli esseri umani hanno una spinta naturale a dominarsi a vicenda, una regola generale che non è cambiata da quando è stata scoperta dai filosofi classici di Cina, India e Grecia. A livello nazionale, l’animus dominandi è tenuto sotto controllo da leggi, polizia e tribunali. A livello internazionale, invece, non esistono tali vincoli.
- Il concetto di interesse è definito in termini di potere: Tutti gli stati agiscono razionalmente, prendendo in considerazione solo i propri interessi quando agiscono nel mondo. Gli statisti non dovrebbero lasciare che la loro morale personale o le loro preferenze ostacolino il perseguimento degli interessi dei rispettivi stati. Ad esempio, la politica di appeasement di Neville Chamberlain aveva probabilmente un buon motivo (il tentativo di preservare la pace), ma alla fine fallì. Al contrario, Winston Churchill agì nel perseguimento del potere nazionale ed ebbe molto più successo.
- Potere e interesse sono definiti universalmente, ma variano a seconda delle circostanze di tempo e luogo: Il potere non è solo potere militare, ma anche potere culturale ed economico. La politica estera di un paese dipende dal suo contesto politico, economico e culturale, che contribuisce a definire quali interessi saranno considerati prioritari.
- I principi morali universali non possono essere applicati alle azioni degli stati: I comportamenti degli stati dipendono dalle circostanze specifiche in cui gli stati si trovano. Mentre gli individui sono liberi di applicare principi morali nella propria vita, gli stati dovrebbero sempre agire nel modo migliore per la loro sopravvivenza, anche se ciò va contro i principi di moralità.
- Le aspirazioni morali di una particolare nazione non possono essere identificate con le leggi morali che governano l’universo: Tutte le nazioni sono tentate di equiparare i loro principi e interessi a quelli dell’intero universo. Tuttavia, questa è un’illusione. Gli stati dovrebbero guidare le loro decisioni politiche secondo i loro interessi, cercando al contempo di rispettare gli interessi altrui. Ciò significa che gli stati agiscono con moderazione non secondo la moralità, ma contemplando le conseguenze politiche delle loro azioni.
- La sfera politica è autonoma: A differenza di altre scuole di pensiero, il Realismo Politico ritiene che gli interessi politici debbano essere compresi solo in termini di potere, mentre altri ambiti interpretano l’interesse in modi diversi. Gli economisti lo collegano alla ricchezza, i giuristi all’adesione alle norme e i moralisti alla conformità ai principi morali. I realisti politici conoscono questi criteri economici, giuridici e morali, ma non subordinano mai la politica a essi.
Conclusione
Il realismo emerse come risposta ai fallimenti del liberalismo nel periodo tra le due guerre e riprese argomenti più antichi su potere, conflitto e necessità politica. Autori come Edward Carr e Hans Morgenthau evidenziarono la natura anarchica del sistema internazionale e le ricorrenti lotte di potere tra Stati sovrani. Durante la Guerra fredda, il pensiero realista divenne particolarmente influente, poiché le questioni di sicurezza dominavano la politica internazionale. Oggi, il realismo classico, il neorealismo, il realismo neoclassico e il realismo critico sono fonti importanti del pensiero realista nelle RI. Questi approcci restano utili per comprendere la politica internazionale, ma affrontano anche critiche da altre teorie delle relazioni internazionali.